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In ogni organizzazione esiste un lavoro che si vede e un lavoro che rende possibile tutto il resto. Il primo entra negli obiettivi, nei piani, nei report, nelle valutazioni. Il secondo scorre sotto la superficie: coordinare persone che non si parlano, rendere produttivi gli attriti, far circolare informazioni, aiutare un altro team a uscire da un blocco, intercettare un errore prima che arrivi al cliente, trasformare una tensione in una conversazione utile. È un lavoro spesso decisivo. Ma proprio perché evita problemi, raramente viene riconosciuto.
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Il lavoro invisibile è una infrastruttura organizzativa. Non coincide con la gentilezza. Non è disponibilità generica. È il lavoro quotidiano che aumenta la probabilità che il sistema funzioni come sistema. E’ l’incessante attività che attraversa l’organizzazione per connettere, chiarire, tradurre, anticipare, ricomporre. Una sorta di tassa silenziosa di cui si fanno carico le persone più competenti, più responsabili o più attente al funzionamento collettivo.
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