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Le aziende coltivano razionalità ed efficienza a partire dalla rivoluzione industriale, quando è nata la “scienza del management”. Dopo più di un secolo, quindi, il pensiero manageriale dovrebbe ruotare attorno a consolidati capisaldi razionali. Giusto? Se però analizziamo le convinzioni che guidano le prassi manageriali, troviamo che molti “capisaldi” sono basati su vere e proprie illusioni. Analizziamone alcune.
Nelle nostre organizzazioni tutte le decisioni vengono sempre prese da chi ricopre il ruolo più alto. E’ razionale? No. Ci sono decisioni che potrebbero essere prese più velocemente e meglio da chi le vive tutti i giorni. Ma ecco l’illusione: chi sta in alto è più capace di decidere. Quindi, le decisioni vengono demandate ai “superiori”. I quali si trovano ingolfati da problemi che non conoscono: dati, analisi, riunioni su riunioni. Tutto rallenta, e produce frustrazione sia in “alto” sia in “basso”.
Un’altra illusione manageriale. Se facciamo un piano, lo realizzeremo. Certo, quando il mondo era più semplice, stabile e si poteva prevedere. Ma ora? Affidarsi ai piani è come guidare guardando la cartina e non la strada. Eppure, moltissime aziende si dedicano anima e corpo alla scrittura di dettagliati piani pluriennali. Ancora. Per lavorare bene serve un capo: perché, il capo sa meglio di chi svolge il proprio lavoro quello che si deve fare? Un’altra grandissima illusione: se comandi, le persone fanno quello che dici.
Articolo di Marina Capizzi
