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Il costo che non compare
Le aziende misurano molte cose. Costi, tempi, produttività, marginalità, clienti livelli di servizio, turnover, ore di formazione, ritorno degli investimenti. Eppure, c’è un costo gigantesco che continua a restare quasi invisibile. Non appare in bilancio, non viene imputato a un centro di costo, non entra nei cruscotti direzionali. È l’energia che le persone consumano per proteggersi.
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Quando lavoriamo, con noi, non ci sono solo competenze, ambizioni, valori, ruoli. C’è anche il nostro corpo. E il corpo dispone di un sistema nervoso autonomo che intercetta continuamente segnali di sicurezza e minaccia. Prima ancora che una persona formuli un pensiero consapevole, il corpo orienta la postura: apertura o chiusura, connessione o difesa.
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Quando la sicurezza psicologica è bassa, l’organizzazione non perde solo serenità. Perde informazioni, segnali deboli, apprendimento, accesso a ciò che le persone vedono ma non dicono. E un’impresa che non riceve ciò che avrebbe bisogno di sapere decide peggio, anche quando dispone di molti dati.
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Pensiamo alle riunioni. Molte sono generate dal fatto che l’organizzazione non sa dove collocare la responsabilità. Si convoca un gruppo per evitare di parlare in modo trasparente con una persona. Si allarga la platea per evitare che qualcuno si senta escluso o possa accusare altri di non averlo coinvolto. Si discute a lungo senza arrivare a una decisione perché decidere significherebbe esporsi. La riunione, allora, smette di essere uno strumento di lavoro e diventa una tecnologia difensiva.
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Anche l’intelligenza artificiale renderà più visibile questo nodo. Molte imprese stanno introducendo strumenti potenti in contesti già saturi di difesa. Ma se le persone hanno paura di contraddire un superiore, avranno il coraggio di contraddire un output algoritmico presentato come oggettivo? Se non segnalano un’anomalia in un processo umano, segnaleranno una distorsione prodotta da un sistema digitale?
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Quando le persone spendono energia per non rischiare, l’impresa perde molto più di qualche buona idea. Perde contatto con la realtà. E nessuna organizzazione può restare competitiva a lungo se ciò che avrebbe bisogno di sapere viene trattenuto proprio da chi lo vede per primo.
Clicca sul pulsante in alto per leggere l’articolo completo di Marina Capizzi pubblicato su Caos Management
