PRIMATE Newsletter – Sempre più persone non si fidano dei loro leader. Scopri come invertire la rotta

15 Mag, 2026

 

*L’immagine è “Blue Cloud” di Rothko

In un contesto segnato da cambiamenti continui, pressione economica e instabilità organizzativa, la fiducia diventa una leva critica per la tenuta delle organizzazioni. Non è un elemento accessorio, ma una condizione che determina la capacità di affrontare decisioni difficili, sostenere trasformazioni e mantenere le persone coinvolte nel tempo.

Eppure, questa base è più fragile di quanto si pensi. I dati mostrano che meno della metà delle persone si fida dei propri leader senior, evidenziando una distanza significativa tra chi prende decisioni e chi ne vive le conseguenze. In questo scenario, la sfida non è solo decidere bene, ma farlo mantenendo coesione e credibilità.

La relazione tra fiducia e performance emerge con chiarezza: la fiducia incide direttamente sull’engagement delle persone. Dove la fiducia è presente, il coinvolgimento cresce; dove manca, si riduce in modo significativo. La differenza non è marginale, ma sostanziale, e si riflette nella qualità del lavoro, nella motivazione e nella capacità dell’organizzazione di reagire alle difficoltà.

Questa dinamica si amplifica nei momenti di cambiamento. Decisioni come ristrutturazioni o riduzioni del personale, pur guidate da obiettivi strategici, tendono a erodere fiducia ed engagement. Non è solo la decisione in sé a generare distanza, ma il modo in cui viene presa, comunicata e gestita nel tempo.

Il comportamento dei leader diventa quindi determinante. La fiducia si costruisce sulla coerenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto, sulla credibilità delle azioni e sulla memoria delle esperienze passate. Quando questa coerenza si rompe, la sfiducia si diffonde rapidamente.

Tre comportamenti emergono come particolarmente critici: trattenere informazioni, spostare le responsabilità e cambiare direzione senza chiarezza. Queste dinamiche non solo minano la credibilità, ma rendono difficile per le persone interpretare le decisioni e orientarsi all’interno dell’organizzazione.

Al contrario, la costruzione della fiducia richiede azioni intenzionali e sistematiche. Il primo passaggio è rendere visibile e misurabile il livello di fiducia. Comprendere dove esistono deficit e quali comportamenti li alimentano permette di intervenire in modo mirato, evitando approcci generici o reattivi.

Questa analisi deve essere accompagnata da trasparenza. Condividere i risultati e le azioni conseguenti diventa parte integrante del processo di costruzione della fiducia, perché segnala attenzione e responsabilità rispetto a ciò che emerge.

Un secondo elemento centrale è la trasparenza nelle decisioni. Spiegare il “perché” delle scelte aumenta significativamente la fiducia, anche quando le decisioni sono difficili o impopolari. Rendere espliciti i criteri, le alternative considerate e gli obiettivi perseguiti permette alle persone di comprendere il contesto e il senso delle azioni.

Questa chiarezza non elimina il disaccordo, ma riduce l’ambiguità e rende le decisioni più accettabili. La fiducia non nasce dall’approvazione, ma dalla comprensione e dalla coerenza del processo decisionale.

Un terzo fattore riguarda la qualità del dialogo. La fiducia cresce quando le persone si sentono ascoltate e comprese.  La qualità del dialogo dipende anche dal livello di Sicurezza Psicologica presente nell’organizzazione: la percezione condivisa che sia possibile esprimere dubbi, fare domande o portare preoccupazioni senza timore di conseguenze negative. Creare spazi di confronto, favorire domande e accogliere preoccupazioni permette di costruire una relazione più solida tra leadership e organizzazione.

Questo dialogo deve essere autentico e continuativo, non episodico. La presenza dei leader nelle conversazioni organizzative segnala disponibilità, responsabilità e attenzione reale ai temi che contano per le persone, come compenso, flessibilità e sviluppo professionale.

Infine, emerge la necessità di sviluppare competenze specifiche. I comportamenti che alimentano fiducia possono essere allenati e resi intenzionali. La fiducia non è solo una qualità personale, ma una pratica che può essere allenata. Capacità come ascolto attivo, comunicazione trasparente, intelligenza emotiva e coerenza decisionale diventano elementi chiave per sostenere relazioni di fiducia nel tempo. Investire nello sviluppo di queste competenze significa rendere i comportamenti intenzionali, riducendo il rischio di azioni che generano sfiducia in modo non consapevole.

In questo quadro, il ruolo della leadership si ridefinisce. Non si tratta solo di prendere decisioni, ma di costruire le condizioni affinché queste decisioni siano comprese e sostenute. La fiducia diventa quindi una responsabilità attiva, che richiede attenzione continua e coerenza nel tempo.

Il punto centrale non è evitare decisioni difficili, ma gestirle in modo da non compromettere la relazione con le persone. In assenza di fiducia, anche le scelte più corrette perdono efficacia, perché non vengono comprese né sostenute.

La sfida per le organizzazioni è quindi duplice: mantenere capacità decisionale in contesti complessi e, allo stesso tempo, preservare la fiducia delle persone. Questo equilibrio richiede trasparenza, dialogo e responsabilità, più che controllo o distanza.

 

In un ambiente destinato a restare volatile, la fiducia non è un risultato occasionale, ma un’infrastruttura organizzativa. Costruirla e mantenerla diventa una condizione essenziale per affrontare il futuro con coesione e resilienza.

 

Clicca qui per leggere l’articolo completo di Ned Feuer e Maggie Mastrogiovanni sulla Harvard Business Review

**La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
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