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Coaching. Talvolta ci chiediamo perché, parlando di coaching in azienda, ci si concentri prevalentemente sul rapporto coach/coachee, sul livello di fiducia che si instaura e sulle dinamiche virtuose che, auspicabilmente,
dovrebbero generarsi fra loro. Ci si interroga molto anche sulle caratteristiche che il coach deve possedere e, da molte parti, l’intelligenza emotiva viene indicata come la risorsa privilegiata da mettere in campo in
questo percorso.
Certamente la coppia coach/coachee deve “funzionare”, ma bisogna intendersi su cosa questo significhi.
Quali sono gli obiettivi da porre all’inizio di un percorso di coaching e quali i risultati che è realistico aspettarsi da questo investimento? Inoltre, se il coaching è un investimento, bisognerebbe avvertire la necessità di
chiarire che tipo di ritorno possa dare.
Gli obiettivi del coaching e i risultati che esso può generare, infatti, sono materia per nulla scontata. Vorremo provare a dare un contributo su questo tema partendo da due domande: chi paga i percorsi di
coaching in azienda? Chi ci guadagna quando un coaching funziona?
Articolo di Marina Capizzi pubblicato su HROnLine, 1 giugno – 2010.
